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Beatrice Masini

Autrice

Bio
 

Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. Direttore editoriale di Bompiani, ha vinto numerosi premi per la sua opera letteraria, tra cui il Premio Andersen in cinque diverse occasioni e il Premio Elsa Morante Ragazzi per La spada e il cuore. Donne della Bibbia. In passato è stata editor alla Fabbri Editori, ha tradotto in Italia per Salani i libri della saga di Harry Potter e molti altri classici moderni e contemporanei. Come autrice si è cimentata in tutti i campi della narrativa d'infanzia, dagli album illustrati per i più piccoli ai romanzi per adolescenti, e le sue storie sono state tradotte in tutto il mondo. Ha collaborato a più riprese con amici scrittori e colleghi, in particolare con Roberto Piumini per la stesura del classico Ciao, tu. Da sempre appassionata dei fiori e della campagna, nel 2013 ha pubblicato il romanzo per adulti Tentativi di botanica degli affetti, finalista al Premio Campiello. Solo negli ultimi due anni ha firmato, tra i tanti: Il viaggio dei tre re (San Paolo); Io sono la mela. Una storia di Saffo (rueBallu); La canzone di Elena e L'anno che non ho compiuto gli anni (Carthusia); Lo spirito del bosco (Pelledoca); la biografia Louisa May Alcott. Quando scrivere è necessario (Giulio Perrone).

 

Bibliografia essenziale
Olga in punta di piedi, Einaudi Ragazzi
 Signore e signorine corale greca, Edizioni EL

Ciao, tu, Fabbri Editori

L’estate gigante, Fabbri Editori

Giù la zip. La scuola è una guerra, Fabbri Editori

Se è una bambina, Fabbri Editori

Sono tossica di te, Fanucci Editore

Bambini nel bosco, Fanucci Editore

Solo con un cane, Fanucci Editore

Tentativi di botanica degli affetti, Bompiani

La fine del cerchio, Fanucci Editore

Siate gentili con le mucche, Editoriale Scienza

La cena del cuore. Tredici parole per Emily Dickinson, Rueballu

I nomi che diamo alle cose, Bompiani

La prima volta che, Il Castoro

Blu. Un’altra storia di Barbablù, Pelledoca Editore

Le amiche che vorresti e dove trovarle, ritratti di Fabian Negrin, Giunti
Il viaggio dei tre re, San Paolo
Io sono la mela. Una storia di Saffo, rueBallu
La canzone di Elena, Carthusia
L'anno che non ho compiuto gli anni, Carthusia
Lo spirito del bosco, Pelledoca
Louisa May Alcott. Quando scrivere è necessario, Giulio Perrone

Storia di May piccola donna, Mondadori
 

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Tentativi di botanica degli affetti

Luisa May Alcott

Bambini nel bosco

Di Louisa May Alcott si sa quel poco che le alette dei suoi romanzi ci concedono: che è l’autrice di Piccole donne e dei suoi seguiti, e che ha conosciuto in vita un successo destinato a durare come autrice di libri per ragazzi, anzi, per ragazze. Ma come è arrivata a scrivere la storia di una famiglia che assomiglia tanto alla sua? E da quale vena narrativa sgorgano le altre sue opere, decine e decine di racconti gotici “di sangue e tuono”, romanzi audaci e romanzi commerciali, qualcuno firmato, altri pubblicati anonimi o sotto pseudonimo? Ripercorrere la sua vita è viaggiare in un mondo complicato, ricco di opportunità per le giovani donne ma sempre pronto a richiamarle all’ordine, per scoprire una ragazza fuori moda che sognava di essere se stessa ed è diventata “una sorta di tata letteraria che produce pappetta morale per i piccoli”. Una ragazza forte per forza, cresciuta in una casa povera di oggetti e ricca di ideali, diventata una donna lavoratrice per pagare conti e debiti altrui. In questo la storia di Alcott assomiglia a quella di tante altre scrittrici celebri, sempre in bilico tra necessità e libertà, e qualche volta si intreccia con la loro.

“Di tutti i pericoli che infestano il bosco di notte, fantasmi, folletti cattivi, orchi che fanno i bambini alla griglia, streghe che invece li ingrassano dentro alle gabbie per i loro banchetti cannibali, il lupo è il peggiore perché non sente ragione. Sei sempre in pericolo nella foresta, dove non c’è nessuno. Inoltrati sotto i cancelli dei grandi pini i cui rami spogli ti si avvolgono intorno, e fanno inciampare il piede del viaggiatore incauto, come se la vegetazione stessa fosse in complotto col lupo che abita nella foresta, come se gli alberi infidi andassero a caccia per conto dei loro amici – inoltrati tra i cancelli della foresta con la più grande trepidazione e infinita prudenza, perché basterà lasciare il sentiero un istante, e il lupo ti divorerà. Sono grigi come la fame, cattivi come la peste.” Naturalmente oggi non lo accetteremmo. Nessun bosco è infido, diremmo. Non ci sono foreste che fanno paura e soprattutto i lupi, oh, i lupi, non sono cattivi. Certo, lo sappiamo. Ma le fiabe non vogliono dirci questo, non sono didascaliche come immaginiamo. Il lupo non è il pedofilo che insidia le bambine, come si sente ripetere a proposito di Cappuccetto rosso, ma prende ogni volta le sembianze dei nostri timori. E dei nostri oscuri desideri, anche. Se non scendiamo in fondo, nella parte nascosta della nostra anima, non siamo in grado di affrontare pericolo alcuno. Questo dicono le storie.

Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l'estro dell'agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c'è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all'impudenza, sincera all'eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un'indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell'osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

SchioLegge


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